Per il Ministro delle Finanze dello Zimbabwe le criptovalute potrebbero aiutare il paese

Mthuli Ncube ZimbabweVi abbiamo già parlato diverse volte della situazione in Zimbabwe.

Nel 2009 la sua moneta (il dollaro dello Zimbabwe) è stato ritirato dal mercato perchè oramai aveva perso tutto il proprio valore a causa dell’iperinflazione. Ad oggi gli abitanti del paese africano usano solamente monete estere.

Il nuovo Ministro delle Finanze Zimbabwe, Mthuli Ncube, ha recentemente dichiarato a itWebAfrica che anche le criptovalute fanno parte dei suoi piani per mitigare la continua carenza di liquidità nel paese. In particolare vuole invitare la Banca Centrale a “istituire un’unità di criptovaluta”. Ha detto:

“Lo Zimbabwe dovrebbe investire nella comprensione delle innovazioni e spesso le banche centrali sono troppo lente nell’investire in queste tecnologie. Ma ci sono altri paesi che si stanno muovendo più velocemente: se guardi alla banca centrale svizzera, stanno investendo e comprendendo il bitcoin“.

Il suo ragionamento è questo: se in paesi come la Svizzera si può pagare in bitcoin (ovvero se in questi paesi si dà valore a bitcoin) allora perchè la stessa cosa non potrebbe valere per un paese che ha grossi problemi monetai come lo Zimbabwe? A tal proposito ha aggiunto che il paese ha giovani innovativi a cui dovrebbe essere consentito di sperimentare in questa direzione: il paese pertanto non dovrebbe fermare questa innovazione, ma anzi investire per cercare di capirne il funzionamento, e poi regolarne l’uso.

Nonostante ad oggi il paese dipenda moltissimo dall’estero per quanto riguarda la liquidità monetaria, l’idea di Ncube si scontra con la Banca Centrale del paese, la Reserve Bank of Zimbabwe (RBZ), ancora molto cauta rispetto alle valute virtuali. Anzi, recentemente RBZ ha addirittura chiesto alle istituzioni finanziarie di evitare le transazioni in criptovalute per timore di possibili problemi derivanti dall’utilizzo di exchange non regolamentati. Vista la fine che hanno fatto fare alla loro moneta, queste preoccupazioni appaiono del tutto ridicole: secondo RBZ le misure contro l’utilizzo delle criptovalute sarebbero volte a proteggere il pubblico e salvaguardare l’integrità, la sicurezza e la solidità del sistema finanziario del paese.

Il nuovo Ministro invece sembra avere una visione un po’ più moderna, e sicuramente molto più distaccata da quel passato che, in questo campo, per lo Zimbabwe è soprattutto costellato da enormi errori. D’altronde Ncube ha studiato a Cambridge, ed è stato vice-presidente dell’African Development Bank, pertanto non è molto legato alla tradizione finanziaria del paese, che così tanto male ha fatto ai suoi abitanti.

Visto che, dopo quello che è successo, la RBZ difficilmente sarà in grado di emettere una nuova moneta (d’altronde è da 9 anni che non lo fa), e dato che le criptovalute di Stato non si stanno rivelando dei “grandi affari”, l’ipotesi di Ncube di prendere in considerazione l’utilizzo di bitcoin appare decisamente plausibile.

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