Mining: la Commissione Europea vorrebbe “staccare la corrente”. E’ un problema?

Ieri Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo in cui rivela che la Commissione Europea ha avvisato che, in caso di emergenza, “toglierebbe la corrente” ai miner di Bitcoin.

La misura avrebbe un senso, perchè in caso di carenza di risorse energetiche bisognerà tagliare i consumi non necessari. Il mining di Bitcoin può essere considerato tale.

Tuttavia va detto che una misura tale non avrebbe alcun reale impatto negativo su Bitcoin.

Infatti Bitcoin non ha affatto bisogno di consumi elevati di energia: potrebbe funzionare benissimo anche con consumi di gran lunga inferiori. Ad esempio fino al 2017 ha sempre funzionato perfettamente con un consumo addirittura di trenta volte inferiore a quello attuale.

L’elevato consumo del mining di Bitcoin non si deve a Bitcoin, ma a decisioni totalmente arbitrarie ed indipendenti dei miner. In questo momento il consumo a livello globale è particolarmente elevato solo perchè in giro per il mondo è strapieno di miner con tonnellate di macchine per il mining accese tutto il giorno, tutti i giorni.

Ad esempio quando a maggio 2021 la Cina bandì completamente il mining, moltissime macchine furono spente di colpo, ma Bitcoin continuò a funzionare come sempre. Perchè?

Perchè, semplicemente, il protocollo Bitcoin include anche misure automatiche che ne adeguano il funzionamento a livelli di consumo più alti o più bassi. Tali misure hanno sempre funzionato perfettamente, e continueranno a farlo, anche se tutti i miner europei (che tra l’altro sono pochi) dovessero spegnere di colpo tutte le macchine.

Quindi l’impatto su Bitcoin di un eventuale “taglio della corrente” ai miner europei sarebbe irrilevante.

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