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La Fed ha fatto aumentare Bitcoin del 200%

bitcoin dollari

Una cosa che ormai sembra essere chiara sui mercati crypto è che il prezzo di Bitcoin viene influenzato molto dalla liquidità presente sui mercati finanziari.

Le variazioni di questa liquidità, ovvero la quantità di denaro in circolazione, dipendono in gran parte dalle politiche monetarie delle banche centrali, in primis quella degli USA (la Federal Reserve, o Fed).

L’ultima enorme variazione di questa liquidità si è avuta tra il 2020 ed il 2021, quando la Fed ha creato dal nulla e messo sui mercati più dollari di quanti ne fossero mai stati creati in tutta la storia precedente.

Infatti il bilancio della Fed è aumentato dai 4.100 miliardi di dollari di inizio 2020 ai quasi 9.000 miliardi di aprile 2022, prima di scendere agli 8.300 miliardi attuali.

Ebbene, prima di questo QE (Quantitative Easing) della Fed il prezzo di Bitcoin era di cica 10.000$, mentre ora è di 30.000$.

In altre parole è aumentato del 200%, probabilmente in gran parte proprio grazie a quel colossale QE della Fed, sebbene la Fed non abbia comprato direttamente Bitcoin, e nonostante quell’enorme quantità di dollari si sia distribuita un po’ su tutti i mercati finanziari.

Anzi, tra gennaio 2020 e novembre 2021 il prezzo di Bitcoin era aumentato di quasi il 600%, ma questa crescita si è prima interrotta, quando la Fed ha iniziato a ridurre drasticamente l’immissione di dollari sui mercati, e poi si è addirittura invertita quando ha iniziato a ritirarli. A novembre 2022 però il calo post-bolla si è fermato, ed è stato seguito da un rimbalzo che ha finito per riportare il prezzo a 30.000$.

Tutta questa dinamica complessa è stata guidata dalle enormi variazioni della liquidità presente sui mercati finanziari, di cui la Fed è stata la principale responsabile.

Oltretutto questa politica monetaria ha fatto anche impennare l’inflazione, che non è ancora tornata ai livelli pre-QE.

Proprio per questo motivo si dice che Bitcoin è una copertura risk-on contro le politiche monetarie eccessivamente espansive delle grandi banche centrali, e quindi solo indirettamente può essere anche una protezione contro l’inflazione. D’altronde mentre il potere di acquisto del dollaro da inizio 2020 si è svalutato del 19%, quello di Bitcoin invece si è rivalutato del 150%.

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