ICO e investitori traditi: partono le prime azioni legali

Riceviamo da Giovanni Indirli e pubblichiamo

ico

ICO mai più. Lo pensano soprattutto quegli investitori, piccoli e grandi, che hanno visto i propri token perdere oltre il 95% del loro valore, per di più in un mercato talmente illiquido in cui persino svendere può risultare difficile. Resta la rabbia per la perdita subita e almeno lì dove sono evidenti le responsabilità dell’azienda emittente, ci si interroga se è possibile chiedere la restituzione dell’investimento. Un gruppo di investitori ha deciso di rompere gli indugi e attualmente prepara azioni legali contro le società emittenti. Vediamo come si articola il loro ragionamento e come è stato applicato in uno dei casi su cui si è concentrata la loro attenzione. A spiegarci il tutto è l’Avvocato Giovanni Indirli (giovanni.indirli@gmail.com), coordinatore dell’iniziativa.

Partiamo con il chiarire il rapporto che si
instaura con l’acquisto del token tra azienda emittente e investitore
acquirente del token. Per i token di utilizzo, token cioè che incorporano un
diritto di credito/accesso a determinati beni/servizi,  la funzione del token e il suo valore sono
intimamente legati al progetto di sviluppo imprenditoriale sottostante, così
come illustrato nel White Paper pubblicato dall’emittente. L’acquisto del token è
effettuato nella prospettiva di un suo futuro utilizzo nell’ecosistema che
l’emittente si propone di realizzare. L’acquirente deve quindi poter attendersi
che l’azienda emittente porti avanti il progetto nel rispetto degli impegni e
dello scadenziario (Roadmap) previsti nel WP, informi gli investitori di eventuali
difficoltà e ritardi, e renda conto dell’utilizzo dei fondi raccolti. Soprattutto se a proporre l’ICO è
un’azienda già avviata e con un working product di successo, che su questi punti
di forza ha impostato la propria campagna promozionale. Pertanto, se i fondi
raccolti sono adeguati allo sviluppo programmato e la perdita di credibilità del progetto e del valore
del token sono dovuti anche solo in parte alle inadempienze dell’azienda, l’acquirente
deve poter chiedere e ottenere il rimborso dell’investimento iniziale.

Ma caliamoci ora in un caso concreto, anche
al fine di capire meglio e contestualizzare i motivi di doglianza. Una delle
società target dell’offensiva legale è una start-up innovativa operante nel
settore del digital advertising. L’azienda è sana, il business model solido, e
il progetto di ulteriore sviluppo, basato su passaggio a piattaforma basata su
tecnologia blockchain, con ottime prospettive di successo. L’azienda ha molto
insistito su questi aspetti nella sua campagna di promozione dell’ICO, lanciata
a inizio 2018. E sono in molti quelli che hanno creduto nel progetto e partecipato
all’ICO, che con circa 24 Milioni di controvalore in Euro di fondi raccolti ha
superato di gran lunga l’hard cap prevista nel WP. A fronte di questa risposta entusiasta
degli investitori, il comportamento dell’azienda non sembra però essere stato all’altezza
delle loro legittime aspettative. Il prezzo del token ha subito pesanti
conseguenze, sia in termini di prezzo che di liquidità di mercato e un’azione
legale contro la società sarà avviata nel corso delle prossime settimane.

Passiamo ora ai fatti. Che è veramente
successo prima, durante e dopo l’ICO da scatenare un’offensiva legale così
decisa? Ecco un breve resoconto dei fatti principali:

  1. In un ICO il WP riveste un ruolo capitale per la decisione di investimento. E’ prassi consolidata che questo venga pubblicato prima dell’ICO al fine di consentire una valutazione da parte dei potenziali investitori. Altrettanto importante è che il WP rimanga invariato durante tutto il percorso dell’ICO o che eventuali modifiche significative introdotte prima del lancio siano adeguatamente segnalate ai potenziali investitori, soprattutto quelle che possono avere un impatto sulla credibilità dell’ecosistema e del token. Relativamente all’ICO in questione, la società ha ammesso che il White Paper inizialmente pubblicato è stato modificato poco prima del lancio dell’ICO. Nella nuova versione gli impegni della società sono stati considerevolmente  annacquati e ruolo e delle funzionalità del token notevolmente ridimensionati. Della pubblicazione della nuova versione non sembra sia stata data adeguata comunicazione, nemmeno dopo la finalizzazione delle procedure Know Your Customer (KYC), e sono molti gli investitori che hanno acquistato i token facendo affidamento sulla prima versione.
  2. Qualche mese dopo la chiusura dell’ICO la società emittente ha acquisito quote della sua controllata per un controvalore pari a più di dieci volte il fatturato registrato nel 2017. Gli investitori si chiedono giustamente come sia possibile spendere una tale cifra per un’acquisizione intragruppo senza usare o comunque impegnare o vincolare parte dei fondi raccolti nell’ICO. Il sospetto che questi fondi abbiano avuto un ruolo importante per l’operazione sembra legittimo. Né la prima né la seconda versione del WP prevedono un tale impiego dei fondi che, se confermata, configurerebbe un grave abuso.
  3. Ulteriori perplessità ha destato il lancio di un nuovo servizio, di cui l’azienda emittente ha dato annuncio a pochi mesi dalla chiusura dell’ICO.  L’azienda ha confermato che per la sua realizzazione sono stati usati i fondi raccolti durante l’ICO. Tuttavia di tale progetto non c’è traccia in nessuna delle due versioni conosciute del WP. Il documento è molto chiaro quanto all’utilizzo dei fondi: devono essere destinati alla creazione della piattaforma basata su blockchain e all’espansione all’estero. Sviluppo e lancio di nuovi servizi sono previsti solo come iniziative di lungo termine. Anche a concedere che questo progetto possa rientrare tra i nuovi servizi, la sua realizzazione nel brevissimo periodo ha distratto risorse da utilizzi prioritari in chiara violazione degli impegni assunti.
  4. A più di un anno dalla chiusura dell’ICO non si registrano progressi nelle due aree prioritarie di sviluppo del progetto. Anzi. Dopo rumors di licenziamenti e dimissioni di alcuni dipendenti attivi nell’area espansione all’estero, è giunta la conferma ufficiale che il progetto di espansione è stato sospeso. Un duro colpo alla credibilità del progetto. Come giustificare uno stop all’espansione a fronte di 24 milioni di euro raccolti? Perplessità sono state espresse anche sui ritardi nello sviluppo della piattaforma basata su blockchain. A fronte delle numerose richieste di aggiornamento sullo stato di avanzamento del progetto l’azienda si è sempre limitata a pochi e generici feedback. Al momento non si sa ancora se lo sviluppo sia effettivamente iniziato né se e quali ostacoli si frappongano alla sua realizzazione. Altro colpo alla credibilità del progetto, soprattutto alla luce del fatto che lo sviluppo non sembra presentare particolari problemi tecnici e che, come in molti hanno osservato sui canali ufficiali Telegram dell’azienda, con 24 milioni di Euro raccolti l’emittente avrebbe potuto permettersi un eccellente team di esperti in grado di finalizzare una prima versione in tempi brevi. Si è inoltre osservato che il settore cripto è pieno di progetti molto più ambiziosi che con budget notevolmente inferiori sono giunti a uno stadio avanzato di sviluppo, in alcuni caso con passaggio a una propria mainnet.
  5. Nel suo complesso l’ecosistema e il ruolo del token così come descritti nella nuova versione del WP appaiono assai fragili. Per chi aveva investito basandosi sulla prima versione del WP questo è un aspetto particolarmente sensibile. Qualificato come utility token, il token in questione deve poter attribuire diritti di accesso esclusivo alla piattaforma che l’azienda si è impegnata a realizzare. Questo non è il caso per il token in questione. Contrariamente ai veri utility token, infatti, il token in questione non attribuisce un diritto di accesso esclusivo ai servizi della piattaforma. A tali servizi si può accedere anche pagando in moneta fiat. L’uso del token è solo incentivato mediante l’applicazione di uno sconto di non precisato ammontare. Ce n’è abbastanza per mettere in dubbio la qualifica di utility token e invocare l’applicazione della normativa sui servizi finanziari. Complessivamente, nella sua configurazione attuale l’ecosistema presenta gravi limiti e non sembrano esserci le condizioni per un aumento o anche solo una tenuta del valore del token in futuro. E infatti il mercato che ha la sua intelligenza lo ha condannato.
  6. Recentemente l’azienda ha rilasciato un comunicato in cui annuncia un cambiamento radicale del business model e del progetto iniziale. Lo sviluppo della piattaforma blockchain pare essere stato definitivamente abbandonato mentre l’espansione all’estero è stata rimodellata in funzione di abbattimento dei costi, con avvio ulteriormente posticipato. Come se non fossero sufficienti i 24 milioni di Euro raccolti. Quid del ruolo del token? Nessuna novità di rilievo. C’è solo l’annuncio di una campagna di movimentazione dei volumi che appare però artificiale e di limitato impatto. Il token resta di dubbia utilità. E infatti il suo prezzo continua a scendere.

Le risposte comuni a tutte le aziende nel mirino degli
investitori più attenti sono di portare pazienza. Ma in tutti quei casi in cui
il progetto è mal concepito o stravolto, e gli abusi conclamati, la pazienza
serve a poco. Il mercato ha già dato la sua risposta e un’azione legale sembra
più che mai giustificata. L’unico modo per risollevare questi progetti è un
gesto forte del team per rifondare completamente l’ecosistema e recuperare il tempo
e la credibilità perduti. Ma questa è un’altra storia. Visti i precedenti la
fiducia è stata persa. Ed è giusto che la parola passi ora ai tribunali.

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ICO e investitori traditi: partono le prime azioni legali ultima modifica: 2019-06-12T14:47:07+02:00 da Fonte esterna

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