FTX ci insegna che alcuni exchange sono castelli di carta, altri no. Come riconoscerli?

Il crollo di FTX non ha solamente effetti negativi. 

Come fa notare Andrea Medri, co-fondatore di The Rock Trading, il caso Ftx non è poi così tanto diverso da quello di Lehman Brothers del 2008. 

E così come avvenuto dopo il fallimento di Lehman Brothers, ora si accenderà un faro sulla necessità di regolamentazione, che è quanto mai auspicabile per quanto riguarda le piattaforme centralizzate come queste. 

Le regole infatti servono a garantire i fondi di chi li affida in custodia a terze parti di fiducia, nella speranza che la fiducia riposta in costoro sia effettivamente in buone mani. 

Per quanto riguarda la UE, e quindi anche l’Italia, la Micar (Markets in Crypto-Assets Regulation) in arrivo offrirà un primo quadro regolamentare di riferimento importante nel contesto europeo. Tuttavia in realtà esiste già un’infrastruttura normativa adeguata per poter inquadrare le piattaforme degli intermediari finanziari, accompagnata da strumenti legali di garanzia e di protezione per l’investitore. 

Ad esempio nella vicenda Ftx la società fallita aveva sede fiscale nelle Bahamas, ovvero un vero e proprio paradiso fiscale. Questo, come rivela Medri, “ha consentito all’azienda una certa libertà in merito alla propria disciplina finanziaria (che l’ha portata a trovarsi a corto di liquidità quando sono iniziati i prelievi di massa sulla piattaforma)”. 

Secondo Medri una vicenda tale semplicemente non sarebbe stata possibile in un mercato regolamentato, tanto che ad esempio la versione statunitense Ftx Usa non ha interrotto i prelievi quando è iniziata la “corsa allo sportello”. 

Pertanto il consiglio del co-fondatore di The Rock Trading agli italiani che vogliono investire in criptovalute è quello di verificare le caratteristiche della piattaforma alla quale affidano i propri risparmi. Inoltre Medri consiglia anche di prelevare dagli exchange i fondi che non sono destinati al trading, spostandoli su un wallet di cui si hanno le chiavi private.

Le prime caratteristiche che generano dubbi sono l’esistenza di una sede o di network offshore, e la mancanza di adeguate licenze per l’Italia o l’Europa. 

Quindi è meglio affidarsi a piattaforme inserite all’interno di una infrastruttura giuridica solida, come quella europea, perché per definizione sono meno rischiose. Inoltre meglio scegliere piattaforme con solide infrastrutture informatiche e software che vengono continuamente aggiornati e adeguati con l’introduzione delle tecnologie più avanzate, come ad esempio sistemi di custody e di sicurezza certificati. 

Una di queste piattaforme è proprio l’italiana The Rock Trading, che è anche la piattaforma di trading crypto attualmente in attività più longeva al mondo. È nata addirittura nel 2010, ovvero l’anno seguente a quello della nascita di Bitcoin, e nel corso degli anni si è contraddistinta per affidabilità, esperienza ed assistenza di qualità. È anche la piattaforma in cui chi scrive (Marco Cavicchioli) fece il suo più importante investimento in Bitcoin a settembre del 2017. 

La sua missione è quella di garantire a chiunque l’accesso al mondo delle criptovalute in modo semplice e nel pieno rispetto delle normative Europee, con le tecnologie più innovative ed i più alti standard di sicurezza. 

Se c’è una piattaforma che possa garantire quella sicurezza che FTX non è stata in grado di fornire, quella è proprio The Rock Trading

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