Ieri Trump ha fatto marcia indietro: ha sospeso per 90 giorni tutti i dazi definiti “reciproci” (anche se in realtà non sono reciproci), tranne quelli alla Cina, lasciando attivi solo quelli al 10%.
In altri termini ha messo la parola fine al periodo di escalation, ed ha avviato quello dei negoziati (anche con la Cina).
Ma perchè lo ha fatto proprio ieri?
Una cosa importante da tenere in considerazione è che uno dei principali obiettivi di Trump è di ridurre il costo del debito.
Infatti quest’anno agli USA scadono diversi titoli di Stato che deve rimborsare, ed ovviamente, dato che non ha soldi per rimborsarli, deve chiederli in prestito ai mercati emettendo nuovi titoli di Stato.
Questi titoli di Stato (i T-bond, o Treasury) sono a tutti gli effetti debito su cui gli USA dovranno pagare degli interessi, ed il tasso di interesse di riferimento è il cosiddetto US10Y, che trovate ad esempio su TradingView.
Più è alto quel tasso, più costerà il nuovo debito. Infatti a partire dal 28 marzo Trump era riuscito a farlo abbassare, visto che era sceso dal 4,4% (ritenuto un tasso alto) a meno del 3,9% (ritenuto ancora altino, ma già molto meglio).
Parte della sua strategia attuale sta proprio nel cercare di far scendere il più possibile quel tasso, così da poter emettere nuovo debito a tasso inferiore a quello attuale.
Ieri però di colpo US10Y è balzato sopra il 4,4%. Anzi, era da lunedì che stava tornando a crescere, ed il picco è stato toccato ieri mattina sul presto, quando le borse americane ed europee erano chiuse, mentre quelle asiatiche erano aperte.
Il 2 aprile Trump ha annunciato dazi al 34% contro la Cina. Due giorni dopo (ovvero venerdì 4) la Cina ha risposto con dazi al 34% contro gli USA, dando di fatto il via all’escalation.
Quella prima mossa della Cina è stata seguita da una contromossa di Trump, arrivata proprio lunedì 7 aprile, con cui alzava i dazi verso la Cina al 104%.
Il giorno successivo la Cina ha risposto con un ulteriore 84% di dazi, ma nel frattempo ha iniziato l’attacco al debito USA. Questo attacco, avvenuto sui mercati finanziari, è iniziato proprio lunedì 7 aprile.
Lo si capisce perchè il tasso di cambio tra yuan cinese e dollaro USA fino a venerdì 4 aprile era rimasto sostanzialmente stabile, ma lunedì ha iniziato a scendere. In altre parole la Cina ha iniziato a far svalutare lo yuan rispetto al dollaro per favorire le esportazioni.
Ma il vero punto è un altro: quell’attacco è riuscito ad annullare completamente, nel giro di soli due giorni, tutti i risultati ottenuti da Trump nei dieci giorni precedenti sul costo del debito USA. Quindi a Trump ci sono voluti dieci giorni per portare US10Y da 4,4% al 3,9%, mentre alla Cina solo due per riportarlo al 4,4%.
A quel punto ieri l’amministrazione Trump si è impaurita (che è proprio quello che la Cina voleva ottenere), ed ha dovuto cedere. Se quel tasso fosse salito ancora c’era il rischio di un crollo totale del debito USA, dato che tutto ciò è avvenuto in modo pubblico.
I mercati ieri avevano capito benissimo cosa stava accadendo, e sebbene la gente comune non sapeva niente (nonostante fosse tutto pubblico), Trump sapeva benissimo che se il mercato del debito USA fosse collassato per lui (e per gli USA) era finita.
Quindi non aveva scelta: doveva fermare quell’attacco della Cina al debito USA, e lo ha potuto fare solo in un modo, facendo terminare la fase di escalation, e dando il via alla fase del negoziato (che era proprio l’obiettivo primario dell’azione cinese in questo frangente).
Ora quindi si è tornati di fatto alla situazione prima del 2 aprile, esclusa la Cina (che comunque già allora si era detta pronta al negoziato), ma dazi al 10%.
Nel frattempo il prezzo di Bitcoin prima era sceso da 82.000$ a meno di 75.000$, e poi è tornato a 82.000$.


