Criptovalute in Cina: Hong Kong vuole riabilitare il trading contro la madrepatria

Qualche giorno fa il quotidiano cinese South China Morning Post (SCMP) ha riferito che Hong Kong sta valutando la possibilità di consentire il trading di criptovalute vietato nel resto della Cina.

Hong Kong è entrato a far parte della Cina nel 1997, ma è rimasta una regione amministrativa speciale. Per questo può avere leggi che differiscono per certi versi da quelle della madrepatria.

SCMP riferisce che il governo della città vuole distinguersi dalla madrepatria cinese in merito alle normative crypto, ma che per ora ha dovuto rinunciare per mancanza di chiarezza normativa.

In passato Hong Kong è stato un importante centro crypto, visto che è in assoluto una delle piazze finanziarie più importanti dell’intera Asia, ma con il ban cinese sulle criptovalute molte aziende fintech hanno abbandonato l’isola.

Il capo dell’unità fintech della SFC (Securities and Futures Commission) di Hong Kong, Elizabeth Wong, ha detto che alla base del mercato finanziario di Hong Kong c’è il principio “un Paese, due sistemi“, e che quindi la città potrebbe presentare un proprio disegno di legge per regolamentare le criptovalute.

Ha aggiunto anche che la SFC sta valutando la possibilità di consentire agli investitori retail di “investire direttamente in asset virtuali“.

Quindi mentre in Cina il trading crypto continuerà ad essere vietato, è possibile che prima o poi ad Hong Kong verrà ripristinato.

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